Il collasso della belle époque economica?

Lezione di Storia #10full

Roma, giovedì 14 maggio 2015
MUSA, Museo degli Strumenti Musicali
Dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, Roma

Ore 17:30
Lecture di Gianni Toniolo, 
Il collasso della belle époque economica?

Scarica QUI il programma completo delle Lezioni di Storia


Introduzione alla lezione Il collasso della belle époque economica?

Quanto era bella la belle époque? E’ stata bella finché è durata ed è poi tramontata a causa di  un evento a essa esogeno (la Grande Guerra)? Oppure aveva in sé molti germi di auto distruzione? La lezione si propone di discutere questi temi entro due “paradigmi” diversi, seppure tra loro collegati: la cosiddetta “prima globalizzazione” e lo “sviluppo economico moderno”, come definito da Kuznets. La presentazione è divisa in cinque parti.

  1. La Belle époque come prima globalizzazione. Le caratteristiche che furono attribuite, più o meno nostalgicamente, alla belle époque sono quelle tipiche della prima globalizzazione: sviluppo economico in un quadro di crescente mobilità internazionale dei beni, delle persone e dei capitali che trae origine dalla tecnica e dalle istituzioni.
  1. L’intrinseca instabilità della prima globalizzazione, dovuta soprattutto ai mutamenti nella distribuzione dei redditi che sempre si accompagnano a commercio internazionale, migrazioni, movimenti di capitale. La prima globalizzazione fu avversata sia dove creava maggiore uguaglianza (Europa) sia dove accresceva la disuguaglianza (nuovo Mondo) a causa del diverso assetto istituzionale delle due aree.
  1. Le tensioni di uno Sviluppo Economico Moderno “sequenziale”. Lo sviluppo economico moderno, nato dalla rivoluzione industriale dell’Europa nord occidentale, non si diffonde istantaneamente nel resto del mondo. La piccola divergenza diventa grande divergenza. I paesi “ritardatari”, oggi diremmo “emergenti”, affermano esigenze (“diritti”) che generano problemi geopolitici.
  1. La fine della Belle époque: predeterminata o casuale? Si discuterà per sempre sulle cause prossime e remote della Grande Guerra, o meglio della Seconda guerra dei trent’anni (la felice definizione è di De Gaulle). Quanto detto sopra potrebbe portare a concludere nella direzione di un determinismo storico: gli squilibri nei paesi e tra i paesi avrebbero “necessariamente” condotto a Sarajevo e oltre. Non è questa l’opinione dell’autore della lezione. Non c’è dubbio che tali squilibri, evidenziati in modo diverso da generazioni di storici, avessero creato un insieme d’instabilità intrinseche alla belle époque. L’ambiente era indubbiamente saturo di gas. Ma la scintilla dell’esplosione fu opera di scelte non obbligate, pur nelle condizioni date, che restarono, tra l’altro, incerte fino all’ultimo. Caso, errori di calcolo, hubrys, inconsapevolezza delle conseguenze interagirono nel condurre alla guerra, purtroppo interagirono in un ambiente strutturalmente instabile.
  1. La Belle époque un secolo dopo. Ci sono alcune analogie tra le belle époque e gli anni 1992- 2007. In Europa, per non dire in Italia, ne abbiamo colta solo l’eco. Negli USA però si vissero i roaring nineties con sentimenti da belle époque. Ci si accorse solo lentamente che la fine della grande divergenza e la seconda globalizzazione avevano creato condizioni geopolitiche, oltre che economiche, di instabilità che avrebbe dovuto essere meglio governata e dovrà esserlo nel futuro.

Gianni Toniolo – Biografia

Senior Fellow, LUISS School of  European Political Economy (Roma), Reserach Fellow Centre for Economic Policy Research (Londra) e professore emerito di economia e storia, Duke University (Durham, NC, USA). E’ co-direttore della Rivista di Storia Economica, fondata da Luigi Einaudi ed editorialista de Il Sole 24 Ore. E’ stato professore ordinario di storia economica all’ Università di Roma Tor Vergata e di politica economica all’Università Ca’Foscari di Venezia, dove ha diretto il Dipartimento di Scienze Economiche, e professore visitatore alle Università del Connecticut, della California a Berkeley, Hitotsubashi (Tokyo), St.Antony’s College e All Souls College (Oxford). Si occupa di storia dello sviluppo dell’Italia e dell’Europa occidentale dall’Ottocento a oggi e di storia finanziaria, con particolare riguardo alla storia delle banche centrali. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste di livello internazionale. E’ autore di molti volumi tra i quali: The Oxford Handbook of the Italian Economy since Unification (Oxford University Press 2013), The World Economy Between the Wars, (Oxford University Press 2008 con C. H. Feinstein e P. Temin), Central bank cooperation at the Bank for International Settlements (Cambridge University Press 2005), Economic Growth in Europe since 1945 (con N. Crafts, Cambridge University Press 1996). Con Pierluigi Ciocca  ha curato, tra l’altro,  Storia Economica d’Italia (3 volumi, Laterza 1998 – 2003).