Libertà e ricerca

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Libertà e ricerca è il testo che Salvatore Veca ha letto in occasione della serata dal titolo Quella libertà negata. Lettura pubblica in nome di Giulio Regeni, promossa da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, venerdì 3 febbraioQuella serata non è stata un evento commemorativo. Ha voluto vuole essere un inizio e ha per noi un duplice scopo. Mostrare nei fatti che un centro di ricerca non è solo un luogo deputato allo studio, ma deve essere anche un luogo che testimonia, nel suo agire, della libertà che la ricerca deve pretendere e garantire se si vuole, come noi vogliamo, che sia impegno per un mondo migliore. Non volevamo solo dichiararlo. Volevamo che quelle voci parlassero. Volevamo metterci la faccia, e non solo la voce. Nelle corde del nostro agire abbiamo chiara la sfida che si è aperta con il secolo dei Lumi, nelle riflessioni che D’Alembert propone a proposito dell’impegno pubblico degli intellettuali e della dignità di essere intellettuali: sottrarsi all’abbraccio dei “potenti”. Oggi quell’autonomia passa per il mondo della ricerca; passa per le chance che le istituzioni, pubbliche e private, danno a coloro che con inquietudine, e “senza accontentarsi di ciò che c’è”, sfidano la quotidianità e provano e s’impegnano perché il presente non sia solo il migliore dei mondi possibili.

 


Ludwig Wittgenstein ci ha suggerito: “Il lavoro del filosofo consiste nel mettere insieme ricordi  per uno scopo determinato”. I miei ricordi e le mie brevi riflessioni sono dedicate a Giulio Regeni con uno scopo determinato: la difesa intransigente della libertà di ricerca e il suo elogio. Quella libertà di ricerca che fa parte del sistema delle libertà fondamentali di cittadinanza in una forma di vita democratica.

I miei ricordi per Giulio si avvalgono del retaggio dell’Illuminismo, perché il passato è come un repertorio o un archivio di possibilità e perché sembra a me che viviamo in tempi oscuri di romanticismo politico.

Viene fatto di pensare a Immanuel Kant e all’uso pubblico della ragione o all’uso della ragione in pubblico. Sapere aude. “L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui è egli stesso responsabile. Minorità è incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida d’altri. La responsabilità di tale minorità va attribuita all’uomo stesso, quando la sua causa  non risiede in una carenza dell’intelletto, ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio. Sapere aude. Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto. E’ questo il motto dell’Illuminismo”. Giulio aveva determinazione e coraggio.

Ciò presuppone il presidio e la tutela di una libertà, quella di fare “pubblico uso della propria ragione” in tutti i campi di ricerca e indagine intellettuale su come stanno le cose, su che senso esse abbiano per noi e su come esse dovrebbero stare. La libertà par excellence del recente Illuminismo. Il grado maggiore o minore di questa libertà è l’indicatore del grado di maggiore o minore rischiaramento dei rapporti fra esseri umani, punto e basta. “Il pubblico uso della ragione deve essere libero in ogni tempo, ed esso solo può attuare Illuminismo fra gli esseri umani”. Fra gli altri, Michel Foucault ha sottolineato con forza l’importanza della risposta di Kant alla domanda su che cos’è Illuminismo (1784), in cui Kant inaugura una riflessione critica sul presente. John Rawls ha introdotto nella sua teoria della giustizia come equità l’idea di ragione pubblica, coerente con la forma di vita democratica e l’idea stessa di giustizia sociale. Tutto ciò è quanto odiano e temono il Faraone in Egitto e i suoi sgherri. I negatori dellla libertà di ricerca la odiano perché la temono.

Ancora Illuminismo: Gotthold Ephraim Lessing sulla verità e i metodi di rintraccio della verità. Lessing, l’autore di Nathan il saggio: “…le forze che sole aumentano la perfettibilità umana non sono accresciute dal possesso, ma dalla ricerca della verità. Il possesso rende quieti, indolenti, superbi. Se Dio tenesse chiusa nella mano destra tutta la verità e nella sinistra il solo desiderio sempre vivo della verità e mi dicesse: scegli! Sia pure a rischio di sbagliare per sempre e in eterno io mi chinerei con umiltà sulla sua mano sinistra e direi: Padre, dammela! La verità assoluta è per te soltanto.” Ecco l’elogio di Lessing della libertà del porre domande e del ricercare la verità. In una mano Dio ha tutte le verità necessarie, nell’altra tutta la ricerca delle verità possibili, tutte le strade, le promesse, i metodi che possono condurre alla verità. Voi, che siete alle prese con i mutevoli limiti del possibile nelle vostre ricerche, nelle vostre sperimentazioni e nelle pratiche scientifiche, nei vostri giochi di ricerca e ritrovamento, quale scegliereste?

Il grande filosofo morale, Bernard Williams, ha argomentato nel suo ultimo libro, Genealogia della verità, a proposito e a favore del valore intrinseco della verità e della sua ricerca in una forma di vita democratica e nel suo spazio pubblico, scrutando i segni dei tempi e anticipando i tempi oscuri della cosiddetta politica della postverità. Con accento conradiano, e con tutta l’eco dell’orrore della risposta finale di Kurtz in Cuore di tenebra. Giulio ha conosciuto l’orrore nel cuore di tenebra. Williams ha scritto: “La speranza non può più essere quella che la verità, una verità sufficiente, tutta la verità, ci possa rendere liberi. Ma questo è molto di più della speranza che semplicemente le virtù della verità continueranno ad esistere – in una o nell’altra forma, esse debbono continuare ad esistere fino a quando gli esseri umani comunicheranno. La speranza è che esse continuino a vivere in qualcosa simile alle forme più coraggiose, intransigenti e socialmente efficaci che hanno acquisito nella loro storia, che possano esistere istituzioni che sia sostengano, sia esprimano tali virtù, che i modi in cui le persone che vivranno nel futuro arriveranno a dare senso alle cose le metteranno nelle condizioni di vedere la verità, e non di essere schiacciate da essa.”

Salvatore Veca
Presidente Onorario di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli


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Le parole di Salvatore Veca in occasione dell’incontro Voices: Libertà è ricerca. Lettura pubblica in onore di Giulio Regeni:

 

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