Base Milano: contaminazione culturale tra arte, impresa, welfare e tecnologia

 

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Un anno fa, il 30 marzo 2015, inaugurava in via Bergognone 34 Base Milano, “un creative hub, uno spazio nuovo di ibridazione e contaminazione culturale tra arte, impresa, welfare e tecnologia”.

A distanza di un anno, mi raccontano, “Base è riconosciuto a livello europeo come un punto di arrivo della riflessione in ambito culturale-creativo e come una best practice in termini di contaminazione tra innovazione sociale e innovazione culturale” ed è stato inserito nel network europeo dei Creative Hubs.

Ma la storia di Base è strettamente legata ad alcune dinamiche locali dell’ambiente milanese ed ha inizio già qualche anno prima, nel 2012, cioè esattamente quando si stavano ponendo le basi per quella fase di fermento culturale che avrebbe caratterizzato la città negli anni successivi e che avrebbe contribuito a portare la cultura in luoghi meno tradizionali e al contrario più flessibili e multidisciplinari, e a rendere l’accesso ai contenuti più immediato ed inclusivo.

Base nasce come esito della combinazione di diversi fattori tra cui, in particolare, l’insediamento della nuova giunta Pisapia con un nuovo orientamento politico, una ritrovata attenzione nei confronti di spazi ed immobili abbandonati o in disuso e una conseguente nuova concezione del rapporto tra questi spazi urbani e la cultura, la possibilità di valorizzare l’immaginario di Milano legato ai settori della moda, del design, e in generale delle industrie creative e della produzione immateriale; non ultimo, Base nasce come evoluzione della risposta istituzionale alle urgenze manifestate da Macao attraverso le occupazioni durante la primavera del 2012.

È, infatti, in seguito all’occupazione della Torre Galfa da parte di Macao che l’amministrazione decide di velocizzare alcuni processi già in precedenza parzialmente annunciati e pianificati e trasformare gli spazi dell’ex Ansaldo nelle OCA – Officine Creative Ansaldo – per dare una voce ma anche un luogo fisico a tutti i diversi settori della cultura diffusa di Milano.

Gli spazi fanno parte di uno degli ex complessi industriali più noti di tutta la città, quello dell’Ansaldo, di proprietà comunale dal 1989 con vincolo di destinazione ad attività culturali. Uno stabilimento di dimensioni notevoli, rimasto in attesa di un qualche tipo di trasformazione possibile per anni dopo la sua dismissione, all’interno del quale trovano sede oggi anche il MUDEC, il Museo delle Culture, e i Laboratori del Teatro La Scala.

Siamo in quella porzione urbana, a sud-ovest di Milano, che dai primi anni 2000 è stata promossa e brandizzata come Zona Tortona, a seguito di un’operazione di marketing territoriale ma soprattutto di un processo di rigenerazione urbana che attraverso i grandi nomi della moda, del design e dell’arte ha trasformato un quartiere industriale relativamente isolato, costituito da impianti dismessi e residenze operaie, in una sorta di distretto creativo che ha certamente influito sulla definizione dell’identità di Base e sul suo successo.

La prima sperimentazione informale promossa dall’amministrazione – cui Macao decide di non partecipare dopo l’occupazione di Palazzo Citterio – dura fino a settembre quando viene formalizzata attraverso un avviso pubblico per individuare un soggetto in grado di occuparsi della gestione degli spazi per circa un anno. Tale sperimentazione era altresì finalizzata alla raccolta di dati e informazioni che permettessero così all’amministrazione di individuare la migliore forma giuridica e la più adeguata modalità di gestione pubblica di tale spazio.

Successivamente a questa fase quindi, nel 2014, il Comune promuove una procedura di evidenza pubblica per un’assegnazione più strutturata e di lungo periodo, che viene vinta da un raggruppamento di cinque realtà – Arci Milano, il think tank Avanzi, l’Associazione Culturale Aprile Esterni, la società di marketing culturale h+ e l’incubatore Make a Cube – che insieme si costituiscono prima in associazione temporanea d’impresa e poi partecipano alla fondazione dell’impresa sociale OXA, per la riqualificazione e la gestione degli spazi dell’ex Ansaldo.

Tuttavia la costituzione di un unico soggetto non ha permesso di eludere la complessità delle scelte che scaturiscono dagli interessi e dalle vocazioni di soggetti costituenti, per natura giuridica diversi – due associazioni e tre srl – e quindi con codici comunicativi e strumenti spesso diversi tra loro. Le tensioni a contribuire a un disegno collettivo e allo sviluppo di progetti propri sono, anzi, valorizzate dall’assetto societario e da questo modello di governance. I numerosi incastri che sono in grado di generare in un’ottica di complementarietà e l’ampio network attivabile di associazioni e società che a catena sono in grado di attrarre contribuiscono a garantire diversità, ricchezza e altissimi livelli di fruizione che caratterizzano l’offerta di Base. Una specie di equilibrio che di volta in volta va ricercato e ridiscusso ma che “forse costituisce proprio la parte più stimolante e necessaria per fare Base”

I circa 11.000 mq di superficie complessiva hanno imposto di suddividere in due fasi il processo di riqualificazione – cui l’amministrazione contribuisce economicamente per circa il 35% della spesa complessiva – 6000 mq del piano terra e del primo piano, e i restanti del secondo e del terzo. La durata della concessione degli immobili è di dodici anni e sarà estesa a diciotto con una modifica contrattuale in seguito ad una parte della ristrutturazione che si è rivelata più onerosa del previsto.

“C’è una forte corrispondenza tra hardware e software” poiché entrambe queste componenti sono state considerate in egual misura indispensabili per l’implementazione del progetto. La suddivisione spaziale è stata, infatti, concepita per rispondere a due logiche diverse strettamente correlate alle due identità principali di Base. Da un lato, una parte degli spazi – uno tra tutti il salone di ingresso al piano terra, immaginato come una piazza coperta, fruibile e accessibile con una caffetteria – è stata dedicata alle attività temporanee, di produzione e divulgazione, legate ad eventi di carattere artistico sia nelle arti figurative che in quelle performative, con una forte attenzione alle novità e alle avanguardie. Rispetto alla “novità” Base si pone, infatti, come un spazio di amplificazione sufficientemente flessibile nella sua programmazione – non a cadenza fissa ma più attraverso appuntamenti occasionali legati ai singoli eventi – per garantire a tipologie diverse di soggetti, molto spesso a livello internazionale, di esprimersi e di utilizzare linguaggi innovativi, talvolta mettendo in campo un processo di accompagnamento con una metaprogettualità che consenta parallelamente di assestare l’immagine e gli asset identitari di Base.

Dall’altro lato, il resto degli spazi è interessato da attività e funzioni di carattere più permanente, con attività di incubatore, un coworking, una residenza d’artista, che rispondono alla volontà di creare una forte contaminazione tra diversi servizi e di favorire una relazione tra persone, comunità e spazi, offrendo al quartiere ma anche alla città un luogo multidisciplinare come spazio d’incontro aperto e partecipativo.

Gli eventi temporanei e i servizi più stabili, gli affitti alle aziende, le relazioni con le settimane della moda e del design, il coordinamento con i grandi nomi insediati nel territorio circostante, la disponibilità per attività dell’amministrazione pubblica; tutto contribuisce così a generare un ecosistema creativo e culturale in grado di implementare una relazione di reciprocità con gli eventi che accadono, per cui l’offerta cresce di pari passi con l’affermarsi dello spazio e con il suo contributo alla scena pubblica. La sfida più importante è certamente quella riguardante il rapporto tra la ricerca di contenuti artistici e culturali innovativi e di qualità e la capacità di renderli accessibili e divulgabili. In questo senso Base è certamente un luogo dinamico, che propone un’offerta molto densa e diversificata ma che – per fattori come il rapporto tra attore pubblico e attore privato, l’onerosità degli ingenti interventi di manutenzione o il contesto urbano ad alta densità creativa e culturale in cui si localizza, risulta essere un esperimento difficilmente replicabile.

Ilaria Giuliani
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

15 marzo 2017