Donne e uomini nelle carriere scientifiche: nuovi scenari, vecchie asimmetrie

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Nel corso degli ultimi decenni, in Italia come in molti altri paesi occidentali, la presenza femminile nei diversi gradi della filiera educativa è cresciuta in modo continuo e consistente, finanche a superare la componente maschile. Si tratta di un fenomeno importante, che sembrerebbe sovvertire lo squilibrio storico che per secoli ha visto le donne totalmente o parzialmente escluse dall’accesso ai percorsi formalizzati del sapere.

Va tuttavia osservato che i dati e le ricerche continuano a mettere in luce la persistenza di rilevanti squilibri all’interno del mondo scientifico: da un lato una polarizzazione delle traiettorie e rilevanti disparità nella partecipazione delle donne ai percorsi tecnico-scientifici, dall’altro l’esistenza di consistenti squilibri nelle carriere scientifiche.

Anche l’ultima edizione del rapporto She Figures, pubblicato lo scorso anno dalla Commissione Europea, mostra come, nonostante alcuni progressi, le asimmetrie di genere nei contesti scientifici siano persistenti e difficili da superare. Le donne continuano infatti ad essere scarsamente rappresentate nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), quelle stesse discipline che vengono oggi rappresentate come gli ambiti strategici per l’occupazione del futuro. Inoltre la loro presenza tende a contrarsi progressivamente al crescere dei livelli della carriera scientifica, a prescindere dai settori disciplinari. In Europa le donne rappresentano il 59% dei laureati, il 47% dei dottori di ricerca, il 45% dei ricercatori, il 37% dei professori associati, il 21% dei professori ordinari e il 10% dei rettori. Una progressiva perdita di risorse, che viene efficacemente rappresentata attraverso la metafora del tubo che perde (leaky pipeline).

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Per dare conto di questi fenomeni sono state elaborate nel corso degli anni una pluralità di interpretazioni che hanno via via spostato l’attenzione dalle caratteristiche innate e dalle scelte individuali alle dimensioni strutturali, culturali e organizzative. Le ricerche condotte hanno infatti sempre più messo in evidenza come la persistenza degli squilibri di genere nei contesti scientifici non sia tanto legata a fattori biologici o a dinamiche psicologiche, quanto piuttosto all’impatto di fattori strutturali (come i regimi di welfare e di genere che caratterizzano i contesti di appartenenza), di determinanti socioculturali che entrano in gioco attraverso processi educativi e di socializzazione, così come di pratiche e processi organizzativi (come ad esempio le procedure di selezione e valutazione e i modelli di carriera) attraverso le quali le asimmetrie di genere vengono quotidianamente prodotte e riprodotte all’interno dei luoghi della scienza.

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Anche gli studi che hanno preso in analisi il contesto italiano presentano un quadro critico rispetto alle differenze di genere nei contesti scientifici. Da un lato, infatti, nel nostro paese persistono – e si riflettono pienamente anche all’interno del mondo accademico – modelli culturali di genere tradizionali, basati su una rigida divisione dei ruoli, che si traducono anche in una limitata presenza di politiche inclusive e di promozione dell’equità. Dall’altro, i processi attualmente in corso all’interno del mondo della ricerca e del sistema universitario in particolare, orientati ad una drastica contrazione delle risorse e ad una crescente precarizzazione dei percorsi di carriera, sembrano avere conseguenze più penalizzanti nei confronti della componente femminile. Questi fenomeni hanno tuttavia rilevanti implicazioni in termini di giustizia sociale, costi economici e anche di qualità della ricerca. Si tratta di implicazioni che un paese civile e avanzato non può permettersi, per cui appare sempre più necessario e urgente mettere in cantiere politiche e strategie in grado di intervenire su più livelli, tenendo conto dell’articolazione dei fattori in gioco, così come dei cambiamenti in atto.

Barbara Poggio
Università degli Studi di Trento

Di prossima pubblicazione sul tema segnaliamo una special issue – Women and Men in Scientific Careers: New Scenarios, Old Asymmetries – della rivista Polis – Ricerche e studi su società e politica in Italia a cura dell’autrice.